Esiste una categoria di persone il cui mestiere consiste, virgola più, virgola meno, nel mantenere contatti. Se un tempo era la pubblicità l'anima del commercio, ora, ancor prima degli strumenti più classici di adv, c'è il rapporto vivo e diretto con la possibile utenza, o con quelli che il marketing definisce "alleati". Non solo persone giuridiche, ma individui veri e propri: amici, amici degli amici, websurfer, blogger, frequentatori di forum e giornalisti. Se il destino ci ha introdotti nelle stanze scintillanti e vomitevoli della comunicazione, è ben difficile venirne fuori, anche quando si sono recisi tutti i legami con le figurine circensi che lo animavano.
Poi qualcuno torna a farsi vivo. Una galleria d'arte da promuovere. Una sagra della cozza pelosa da lanciare. Il festivalino da strapazzo da vendere come uno degli eventi socio-cultural-mediatici più sfavillanti del momento. Non ho un Facebook per farmi rintracciare. Non ho un Myspace. Non aderisco ad alcun tipo di comunità virtuale cerca-persone. Questa è la mia sola, unica forma di autocelebrazione, costruita in maniera tale da impedire a molti miei conoscenti di risalire a me (per quanto uno bravo, ma forse neanche tanto, non impiegherebbe più di due minuti per scovare la mia vera identità). Poco male. Certo è che, pur volendo sfuggire alla propaganda individuale di ciascuno, i miei numeri di telefono restano sempre gli stessi. La mail anche.
Nun ne vojo sapè.
Riepilogo i miei indumenti sembra-nuovo-no-è-lavato-con-Perdiana per vernissage, premiere, bruch&lunch... e perchè no, pure gala:
- abitino nero Oviesse, non lo dico in giro ma mi vanto tra amiche perchè un minimo di figura la fa, visto il prezzo (macchiato una volta con birra e un'altra con ogni sorta di bevanda alcolica, causa sostituzione barman festa di laurea mio ex coinquilino);
- abitino nero tipo sottoveste & tipo raso poco formante lunghezza problematica brutto effetto polpacci;
- tailleur nero giacca anonima pantalone gamba larga usato a sbuffo per innumerevoli colloqui e incalcolabili giornate da promoter (piedi sempre gonfi);
- tailleur nero raso giacca corta pantalone lungo (variante pinocchietto) usato una volta in tv prima fila pubblico vergogna vergogna non ci volevo andare.
A conferma del tutto, se mi invitano ad un evento di gala io non so che accidenti mettermi. E mica è una scusa da donna. Ma perchè dovrei comprare una cosa che tanto non metto? Per andare dove, che tanto non ci vado? Ma se non ci vado per l'abbigliamento, col capetto in più mi deciderei? Quesiti esistenziali cui non intendo dare risposta.
Solo un ricordo, neanche tanto recente. Festa del Cinema. Prima di Scorsese. Il mio posto è migliore di quello dei Vanzina (tiè), della Gerini (tiè), ho Vespa davanti (sput!). Indosso un abito che sembra nero, ma in realtà scintilla come un albero di Natale non appena una lucina, anche piccola piccola, anche il led di un cellulare, arriva a colpirlo. Che tessuto strano ha l'abitino della coinquilina! Sa quasi... sa quasi di naftalina... no no, sa di chiuso, sa di puzzo d'armadio adibito alla coltivazione sperimentale di specie di muffe esotiche.
Preparazione tragica. Doccia e tre strati di crema idratante (agiamo dall'interno dell'abito). Quindici spruzzate di profumo sul capetto scintillante. Leggera spruzzata di profumo sulla sottoscritta, altrimenti troppo fa cafone. Vestizione. Uscita: 6 del pomeriggio, la miseria, è ancora giorno, c'è troppa luce, il capetto sembra un catarifrangente. Di che tessuto è fatto 'sto capetto? Risultato: effetto baldraccona addobbata da albero di Natale che puzza di chiuso. Gli eventi mondani non fanno al caso mio. Neanche con gli abiti prestati.
Poi qualcuno torna a farsi vivo. Una galleria d'arte da promuovere. Una sagra della cozza pelosa da lanciare. Il festivalino da strapazzo da vendere come uno degli eventi socio-cultural-mediatici più sfavillanti del momento. Non ho un Facebook per farmi rintracciare. Non ho un Myspace. Non aderisco ad alcun tipo di comunità virtuale cerca-persone. Questa è la mia sola, unica forma di autocelebrazione, costruita in maniera tale da impedire a molti miei conoscenti di risalire a me (per quanto uno bravo, ma forse neanche tanto, non impiegherebbe più di due minuti per scovare la mia vera identità). Poco male. Certo è che, pur volendo sfuggire alla propaganda individuale di ciascuno, i miei numeri di telefono restano sempre gli stessi. La mail anche.
Nun ne vojo sapè.
Riepilogo i miei indumenti sembra-nuovo-no-è-lavato-con-Perdiana per vernissage, premiere, bruch&lunch... e perchè no, pure gala:
- abitino nero Oviesse, non lo dico in giro ma mi vanto tra amiche perchè un minimo di figura la fa, visto il prezzo (macchiato una volta con birra e un'altra con ogni sorta di bevanda alcolica, causa sostituzione barman festa di laurea mio ex coinquilino);
- abitino nero tipo sottoveste & tipo raso poco formante lunghezza problematica brutto effetto polpacci;
- tailleur nero giacca anonima pantalone gamba larga usato a sbuffo per innumerevoli colloqui e incalcolabili giornate da promoter (piedi sempre gonfi);
- tailleur nero raso giacca corta pantalone lungo (variante pinocchietto) usato una volta in tv prima fila pubblico vergogna vergogna non ci volevo andare.
A conferma del tutto, se mi invitano ad un evento di gala io non so che accidenti mettermi. E mica è una scusa da donna. Ma perchè dovrei comprare una cosa che tanto non metto? Per andare dove, che tanto non ci vado? Ma se non ci vado per l'abbigliamento, col capetto in più mi deciderei? Quesiti esistenziali cui non intendo dare risposta.
Solo un ricordo, neanche tanto recente. Festa del Cinema. Prima di Scorsese. Il mio posto è migliore di quello dei Vanzina (tiè), della Gerini (tiè), ho Vespa davanti (sput!). Indosso un abito che sembra nero, ma in realtà scintilla come un albero di Natale non appena una lucina, anche piccola piccola, anche il led di un cellulare, arriva a colpirlo. Che tessuto strano ha l'abitino della coinquilina! Sa quasi... sa quasi di naftalina... no no, sa di chiuso, sa di puzzo d'armadio adibito alla coltivazione sperimentale di specie di muffe esotiche.
Preparazione tragica. Doccia e tre strati di crema idratante (agiamo dall'interno dell'abito). Quindici spruzzate di profumo sul capetto scintillante. Leggera spruzzata di profumo sulla sottoscritta, altrimenti troppo fa cafone. Vestizione. Uscita: 6 del pomeriggio, la miseria, è ancora giorno, c'è troppa luce, il capetto sembra un catarifrangente. Di che tessuto è fatto 'sto capetto? Risultato: effetto baldraccona addobbata da albero di Natale che puzza di chiuso. Gli eventi mondani non fanno al caso mio. Neanche con gli abiti prestati.





7 commenti:
Mi stai facendo scompisciare dalle risate...in effetti un pò baldraccona in naftalina lo sembravi,ma ti assicuro e per una volta non sono bugiardo,che eri bellissima. Incrociammo M. Stella se non ricordo male, ma al suo cospetto non sfigurasti nemmeno un pò,anche se io sbavavo come un maialino nero casertano!!!
P.S. quanto prima risponderò a quel post che reca il mio nome, ma in privato. Solo un'anticipazione...non cambio e-mail da quattro anni!!!!!!!!!!
P.S.2 :mi permetto di darti un consiglio letterario...so che conosci l'autore, ma non so se hai letto "Molto forte, incredibilmente vicino". Fantastico, proprio com'eri tu quella sera!
Ciao Madame
Adesso mi diventa anche pappone... Toh, come si cambia nella vita!
Monsiuer, non mi dipinga così, mi fa arrossire.
Per la cronaca, non è stata Martina Stella a farla sbavare... non ricorda che ne abbiamo anche sparlato? Tolti quei trampolini era alta più o meno quanto me.
L'oggetto dei suoi desideri era Gaia Bermani Aramal. E come darle torto, gran bella gnocca.
Per tornare alle nostre conversazioni erudite posso dirle che aspetto da tre mesi di leggere quel libro, e se temporeggio è perchè ho contratto la sua stessa malattia: letture parallele. Prima mi disintossico e poi mi butto su Safran Foer. Per inciso, molti dicono che ti si lega al piede, al collo e al cuore molto più di "Ogni cosa è illuminata". E lo capisco. L'ho sfogliato in libreria e ho sentito subito una stretta. Hai visto le ultime pagine, quelle con le immagini dell'uomo che si butta da una delle torri gemelli, anzi no, non si butta, risale leggero nell'aria e riporta indietro la tragedia, fino a non farla più esistere, fino a non essere mai nato?
E' come quei libretti che avevamo da bambini, da sfogliare per far animare le figure e trasformarle in un cartone animato. Lì c'era una papera che cadeva, qui un uomo che vola. Mi sono venuti i brividi.
Ti abbraccio, pappone o non pappone.
Non hai un Facebook per non farti rintracciare? Io in questi giorni sto seriamente pensando di aprirmene uno. Anch'io non amo (eufemismo) farmi rintracciare, però rintracciare mi diverte. Ho scovato della gente del mio passato di una tale succulenza. Sto preparando delle schede con cui contattarli, contengono episodi o stati d'animo per me fondamentali che non condivideranno certamente, ferendomi. Ma che divertente scriverli. Chi mi ferisce, di post patisce. Lo schiaffo in coppa a Vilipendio, tanto se li disconosce quegli episodi e stati d'animo resteranno di mia esclusiva proprietà. Su Myspace invece ho sempre avuto perplessità pur'io. "Io faccio questo", "Io ho toni confidenziali con quel famoso". "Ci vediamo in quel localino scìc, diamoci appuntamento qui davanti a tutti". Quasi sempre senza manco 1 contenuto. Forse quindi è vero che è meglio non avere figli. Magari vai a prenderli all'asilo e li vedi che si àddano o si bànnano fra loro, invece di giocare al dottore di nascosto.
Sono una persona "progressiva": chi c'è oggi è chi voglio che ci sia. Preferirei incontrare le persone del mio passato per caso su un treno piuttosto che scovarle su Facebook. Altrimenti è bene che restino dove sono.
Ma l'idea delle schede personali con tanto di stati d'animo è senza dubbio superba. Ancora di più lo è la gogna su Vilipendio per chi si è macchiato della colpa di non condividere le tue sensazioni. Mi ricordi un certo libro, "L'ignoranza", storia di uomini che condividono esperienze ma le incasellano con ricordi differenti. E' il cineasta del subconscio che taglia, arricchisce e monta il girato. Vabbè, non voglio ricamarci troppo sopra...
I figli prima o poi ci giocano al dottore, ma lo fanno su msn. Non c'è scampo. O ci giocano vis-a-vis, si riprendono e mettono tutto su Youtube. Siamo noi i primi malati di tecnologia, non c'è verso di risparmiare questo cancro a chi verrà dopo.
I miei, quando ancora avevano il tempo e l'entusiasmo di fare i genitori, mi hanno messa a letto ogni sera con una fiaba diversa (soprattutto "Le mille e una notte" in versione epurata per bambini). Non si può mai dire che genere di miracoli possa fare l'uomo.
"L'ignoranza", eh? Interessante, interessantissimo. Come su certi Topolini dirò: corro a comprare la fabbrica che la produce.
Alla fine l'ho letto, 'L'ignoranza', comprato d'impulso nonostante le ristrettezze pre-stipendio, me lo sono divorato poco fa.
Ti ringrazio, è molto bello. Della bellezza più bella, quella che innesca pensieri.
Dentro ci ho trovato disagio, se non sofferenza. Avrebbe potuto chiamarsi 'Solitudine', e invece no. Ignorare non è una colpa, non esserne consapevole invece sì.
Ora capisco anche meglio i tuoi sospetti sui caffè.
Quindi, a partire dal titolo, il libro di morali pare non averne. O forse sì, verso la fine c'è una coppia che trova il benessere nel disimpegno. Mah.
Che piacere sarebbe, rileggerti.
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